Da Napoli a Roma, dalla statistica alla cucina, dall’ufficio al giornalismo. Tappe che hanno segnato il mio percorso di vita e professionale, cambiamenti voluti che mi hanno portato a raccontare il mondo del food in ogni suo aspetto. Uno dei fenomeni più interessanti del momento è sicuramente il Delivery: su questo spazio racconterò la sua evoluzione, i punti di forza e sugli aspetti da migliorare per renderlo davvero perfetto!

L’evoluzione del Delivery ha portato allo sviluppo di due differenti tipologie di servizio, dal cibo pronto a quello da ultimare in cucina

Possono essere tante le motivazioni che portano a scegliere il Food Delivery, dal poco tempo a disposizione alla cena dell’ultima ora, dalla voglia di provare qualcosa di nuovo all’impossibilità di uscire per i più disparati motivi. Gli interessanti numeri (rivelazione di Just Eat sul 2020) che parlano di una crescita del 30% degli ordini relativi alla consegna di cibo a domicilio non bastano a descrivere nel dettaglio i passi in avanti compiuti da questo tipo di offerta gastronomica, che continua ad adeguarsi alle abitudini di consumo e ai vari momenti storici.

Un fenomeno che merita particolare attenzione è sicuramente quello relativo all’opzione tra Delivery “Ready to Cook” e “Ready to Eat”.

Cibo pronto o da ultimare?

Nel corso del 2020 i servizi di Food Delivery hanno registrato un incredibile aumento delle vendite, conseguenza naturalmente del particolare periodo storico, ma non solo.

Dalla necessità di “coccolarsi” con un comfort food nel corso delle serate casalinghe, alla comodità di ricevere cibo già pronto per la pausa pranzo delle giornate trascorse in smart working, il Delivery è letteralmente entrato nelle case di molti italiani, divenendo così una rituale abitudine che ha giovato alla continuità lavorativa di molte realtà ristorative, e che ha dato origine ad una nuova tipologia di servizio, determinata soprattutto dalla volontà di molti locali di “fascia alta” di poter offrire box e piatti che potessero rappresentare nel modo migliore la propria filosofia gastronomica, magari in chiave green e con un packaging accattivante che lasci un bel ricordo nella mente del cliente.

Se a tutti è quindi evidentemente noto il significato della frase “Ready to Eat”, che identifica il cibo che riceviamo a domicilio già pronto da consumare, è importante approfondire l’opzione “Ready to Cook”, vera e propria novità di quest’ultimo periodo: consiste nella consegna a casa non di piatti idonei all’immediato consumo, ma di una serie di ingredienti, semilavorati o preparazioni che consentono di ultimare ai fornelli il piatto scelto.

Food delivery Ready to cook tra Gourmet, Fine Dining e Stelle Michelin

Come riproporre a casa l’esperienza che si può vivere in un ristorante stellato o gourmet? Come poter provare le golose sfumature di una cucina fine dining tra le mura domestiche? Ma soprattutto come evitare di andare a ledere la qualità di un piatto originale con temperature sbagliate e trasporto non idoneo? Interrogativi che hanno spinto gli chef e le loro brigate a studiare nuove formule per portare sulle nostre tavole creazioni gastronomiche accattivanti sotto ogni punto di vista. Senza l’atmosfera del ristorante ed il servizio impeccabile di maitre e camerieri, ci vengono in soccorso le box ideate dagli chef, con tanto di istruzioni scritte o magari in forma di video tutorial per trasformare tutti noi in artisti della cucina per una sera!

Spazio quindi a salse e preparazioni intermedie, porzioni sottovuoto e cibi abbattuti, il tutto trasportato mantenendo costantemente inalterata la catena del freddo, requisito fondamentale per assicurare che il cibo che riceviamo non sia contaminato. Alcuni interessanti esempi di Delivery “Ready to Cook” sono rappresentati da Simone Padoan, premiato pizzaiolo de “I Tigli” di San Bonifacio (Verona), che spedisce in tutta Italia le basi delle sue pizze la cui cottura deve essere ultimata in forno in modo da poter esser successivamente farcite con gli ingredienti inseriti nella box; o dallo chef stellato Giuseppe Iannotti, che dal suo Kresios di Telese (Benevento) fa partire le box contenenti piatti e ricette di “8pus”, il suo interessante progetto focalizzato sulle materie prime del mare.

Simone Padoan Pizzaiolo
Fonte: Fine Dining Lovers
8pus Giuseppe Iannotti
Fonte: Identità Golose

Food delivery Ready to Eat

Al netto dell’intrigante novità rappresentata dall’opzione “Ready to Cook”, il classico servizio di consegna a domicilio del cibo, il cosiddetto “Ready to Eat”, continua a recitare il ruolo da protagonista per quel che concerne i numeri relativi alle ordinazioni.

Pizze, panini, cibo etnico e dolci pronti per esser consumati immediatamente, ed anche in questo caso, come per il cibo da ultimare, è importante non sottovalutare l’importanza del confezionamento, per garantire che i nostri piatti siano incontaminati: materiali di ottima qualità e temperature idonee sono elementi imprescindibili per offrire un Food Delivery di qualità.

Ogni offerta deve essere tarata sul cliente, studiata nei minimi dettagli e regalare un’esperienza unica che solo con una buona organizzazione, l’impiego del personale adatto e un’apertura all’uso delle giuste tecnologie per gestire il delivery è possibile proporre.

E voi quale tipo di Delivery proponete? Volete coccolare i vostri clienti con piatti pronti o invogliarli a cimentarsi con le vostre migliori ricette?

Luca Sessa

Luca Sessa

Giornalista televisivo (Alma Tv), Giornalista (Reporter Gourmet, Identità Golose, Cook_Inc., Pizza Tales) e Speaker (Radio Food).

Per Deliverart racconta la ristorazione a domicilio, offrendo il suo punto di vista con suggerimenti e trucchi per gestire al meglio il delivery e condividendo storie di successo di chi, delle consegne, ha fatto un'eccellenza.